F. Liszt – Consolation n. 3

Consolation n. 3  – Franz Liszt  (Spa)

Inserito in Musica classica | Lascia un commento

H. Villa–Lobos Studio N. 8, Preludio N. 3 e Studio N. 1

Heitor Villa Lobos – Studio N. 8, Preludio N. 3 e Studio N. 1

Alla chitarra: Andrés Segovia

Inserito in Musica classica | Lascia un commento

Zapateado – Danza Spagnola – di Pablo de Sarasate

Pablo de Sarazate – Zapateado -

Danza Spagnola – Opp 21, 22, 23 e 26

Lo Zapateado è una forma di danza spagnola, dalla quale deriva un genere di musica tradizionale del Messico, caratterizzata da un vivace ritmo punteggiato dalle calzature battenti dei ballerini. Il nome deriva dalla parola spagnola zapato, “scarpa”: zapatear significa battere con la scarpa ed è usato per riferirsi al lavoro percussivo fatto dal piede in alcuni balli ispanici e latini. Il ballo inoltre è popolare in varie regioni dell’America latina.

Inserito in Musica classica | Lascia un commento

PEPITA (valzer) di A. Barrios

Augustin Barrios-Mangoré – PEPITA (valzer)

Chitarrista: Daisuke Suzuki

Barrios aveva dedicato questa composizione a sua madre (Pepita).

Inserito in Musica classica | Lascia un commento

Serenata Del Somarello

Tenore: Carlo Buti

Inserito in Musica classica | Lascia un commento

Marechiare

Marechiare – musica di Francesco Paolo Tosti, testo di Salvatore Di Giacomo. Tenore: Tito Schipa

Marechiaro (Marechiare in napoletano) è un piccolo borgo che si trova nel quartiere Posillipo a Napoli.
 
È stato negli anni sessanta uno dei simboli della dolce vita in Italia, diventando famoso per le sue frequentazioni hollywoodiane, per i suoi ristoranti tipici che affacciano sullo splendido panorama del golfo e per il caratteristico “Scoglione”. Da Marechiaro inoltre si può ammirare la vista panoramica dell’intera città di Napoli, del Vesuvio, fino ad arrivare alla Penisola Sorrentina e all’isola di Capri che compare esattamente di fronte alla tipica spiaggetta del borgo.
 
La Fenestrella
 
Il particolare che più ha contribuito alla mitizzazione di questo borghetto è la cosiddetta Fenestrella (in italiano finestrella). La leggenda narra che il poeta e scrittore napoletano Salvatore di Giacomo, vedendo una piccola finestra sul cui davanzale c’era un garofano, ebbe l’ispirazione per quella che è una delle più celebri canzoni napoletane: Marechiare. Tutt’oggi la finestra esiste, e c’è sempre un garofano fresco sul davanzale, oltre ad una lapide celebrativa in marmo bianco con sopra inciso lo spartito della canzone e il nome del suo autore (morto nell’aprile del 1934).
 
L’Archivio della Canzone Napoletana, testimonia l’esistenza di quasi duecento canzoni classiche dedicate a questa piccola zona di Posillipo, o che la nominano soltanto, ed un gran numero di poesie.

A Marechiare 
 
I versi della canzone furono composti nel 1885 da Salvatore di Giacomo, che non era mai stato sul posto della celebre fenestrella ‘e Marechiare, ma che si era immaginato il tutto. Il poeta napoletano però non amava questa poesia, che non fu mai inserita nelle raccolte da lui stesso curate.
Invece il musicista Paolo Tosti ne fu ispirato e creò così la famosa melodia che rese la canzone talmente celebre in tutto il mondo da farla tradurre in più lingue e persino in latino «Luna cum Claris Maris exstas undis / aestuant pisce furiis amoris: / pura perlabens variat micantes unda colores» («Quanno sponta la luna a Marechiare / pure li pisce nce fanno a ll’ammore, / se revoteno ll’onne de lu mare, / pe la priezza cagneno culore»).
 
 
A Marechiare
(Musica di Paolo Tosti, testo di Salvatore di Giacomo, 1886)

Quanno spónta la luna a Marechiare,
pure li pisce nce fanno a ll’ammore…
Se revòtano ll’onne de lu mare:
pe’ la priézza cágnano culore…

Quanno sponta la luna a Marechiare.

A Marechiare ce sta na fenesta:
la passiona mia ce tuzzuléa…
Nu garofano addora ‘int’a na testa,
passa ll’acqua pe’ sotto e murmuléa…

A Marechiare ce sta na fenesta….

Chi dice ca li stelle só’ lucente,
nun sape st’uocchie ca tu tiene ‘nfronte!
Sti ddoje stelle li ssaccio i’ sulamente:
dint’a lu core ne tengo li ppónte…

Chi dice ca li stelle só’ lucente?

Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce…
quanno maje tantu tiempo aggi’aspettato?!
P’accumpagná li suone cu la voce,
stasera na chitarra aggio purtato…

Scétate, Carulí’, ca ll’aria è doce!…

Cerco ora di tradurre almeno approssimativamente in italiano il testo della canzone in modo che possa essere meglio interpretata da coloro che non conoscono il dialetto napoletano. Mi scuso se non riuscirò a tradurlo perfettamente, perché trovo difficile rendere bene in italiano il senso della bella poesia scritta in napoletano.

A Marechiaro

Quando spunta la luna a Marechiaro,
anche i pesci fanno all’amore.
Si avvolgono le onde del mare
e per il grande piacere cambiano colore.

A Marechiaro c’è una finestra:
la mia passione (per quella finestra) bussa (tuzzuléa)…
e nella mia mente vi è il profumo di un garofano che è sempre su quella finestra,
Passa l’acqua di sotto e mormora (murmuléa), intendendo col suo classico bel suono delle onde del mare….

Coloro che dicono che le stelle brillano,
lo dicono solo perché non conoscono la lucente bellezza dei tuoi occhi (nun sape st’uocchie ca tu tiene ‘nfronte!) (‘nfronte, cioè i tuoi begli occhi sulla fronte)
Queste due stelle (i tuoi occhi) le conosco solo io:
nel mio cuore sono sempre presenti (i tuoi occhi)…

Svegliati (Scétate), Carolina, perché l’aria è dolce!…
quando mai tanto tempo io ho aspettato?!
Per accompagnare i suonatori con la voce
stasera una chitarra ho (aggio) portato….

Inserito in Musica classica | Lascia un commento

Giuseppe Verdi – La Traviata – “Un dì, felice, eterea

Giuseppe Verdi – La Traviata
  UN DI’ FELICE, ETEREA …
Tenore: Tito Schipa – Soprano: Amelita Galli-Curci

(Atto I – Scena III)

 

Gli invitati al ricevimento di Violetta si danno alle danze. Lei, colta da un malore, è costretta a fermarsi e a sedersi in un angolo. Alfredo la raggiunge e coglie l’occasione per dichiararle il suo amore.

Libretto

 

ALFREDO

Un dì, felice, eterea,

Mi balenaste innante,

E da quel dì tremante

Vissi d’ignoto amor.

Di quell’amor ch’è palpito

Dell’universo intero,

Misterioso, altero,

Croce e delizia al cor.

 

VIOLETTA

Ah, se ciò è ver, fuggitemi . . .

Solo amistade io v’offro:

Amar non so, né soffro

Un così eroico ardore.

Io sono franca, ingenua;

Altra cercar dovete;

Non arduo troverete

Dimenticarmi allor.

 

ALFREDO

Oh, amore!

Misterioso, altero, etc.
Versione

 

 

 

Riflessioni linguistiche

Eterea: l’aggettivo “etereo” indica ciò che riguarda l’etere, il cielo. Esso può assumere, come in questo caso, il significato traslato di “puro”, “incontaminato”.

Balenaste: passato remoto del verbo “balenare”. Questo verbo ha il significato di “apparire all’improvviso”. Esso deriva probabilmente da “balena”, il cetaceo che gli antichi percepivano nella loro mente come un mostro fantastico che appariva e scompariva all’improvviso.

Vissi: passato remoto del verbo “vivere”.

Fuggitemi: imperativo del verbo “fuggire”. Qui il verbo “fuggire”  è costruito in modo transitivo; il pronome personale oggetto “mi”, riferito a Violetta che parla, costituisce il suo oggetto diretto. Alla costruzione transitiva (fuggire qualcosa o qualcuno) si preferisce oggi una costruzione intransitiva con la preposizione “da” (fuggire da qualcosa o da qualcuno). Il verbo “scappare”, che ha lo stesso significato di “fuggire”, è oggi più usato nell’italiano parlato.

Amistade: amicizia. Parola arcaica di uso letterario.

V’: vi. Pronome indiretto seconda persona plurale (a voi). Da notare che in tutta l’aria viene usato il “voi” come forma di cortesia. Tale forma, in uso nell’800 e nella prima metà del ‘900, nell’italiano contemporaneo è stata sostituita dal “lei”.

 

Commento per gli esperti

Dopo che gli ospiti hanno lasciato la sala per darsi alle danze, la conversazione “in parlante” tra Violetta e Alfredo continua sulla musica del valzer che si sente fuori scena. L’orchestra riprende il suo intervento con l’arioso di Alfredo “Un dì felice eterea”, nel quale il giovane dichiara il suo amore per Violetta. La melodia, sostenuta all’inizio dai leggeri pizzicati degli archi, esprime nel suo carattere intimistico tutto il sapore di una confessione. Essa si apre poi nel magnifico slancio “Di quell’amor, ch’è palpito”, che tornerà in tutta l’opera come il tema dell’amore tra Alfredo e Violetta. Violetta viene colta di sorpresa da una tale dichiarazione e cerca di difendersi dal sentimento che suscita in lei Alfredo portando la conversazione sulla vita futile e superficiale che conduce.  “Alfredo ostinatamente prosegue nel suo inno all’amore, “Croce e delizia al cor”, che sarà ricompensato da Violetta con un melisma delicato ed espressivo nella coda. La cadenza comunque, conserva accuratamente il contrasto tra i due personaggi. Alfredo continua imperterrito con le sue semicronie, Violetta con la sua agile coloritura” (Budden).

Inserito in Musica classica | Lascia un commento